Trascrizione/descrizione
Il codice contiene una miscellanea di scritti umanistici, insieme a tre operette di Gerolamo e all'Historia Romana di Paolo Diacono.
Le singole parti che costituiscono il codice ebbero probabilmente una breve vita autonoma (diversa preparazione del materiale scrittorio, presenza di due mani diverse, il medesimo tipo di decorazione che interessa solo le cc. 79 ss.), ma presentano evidenti analogie che attenuano la loro individualità.
Furono legate assieme prima dell'inventario guarneriano del 1456, dove fìgurano già come codice unitario (c. 33v). Il codice è presente anche nell'inventario del 1461 (n. 122) e reca il n. CIX del Coluta, la cui segnatura era stata probabilmente trascritta nel cartellino incollato sul dorso, scomparso dopo il restauro. [L. Casarsa]
Osservazioni
Carte numerate recentemente a lapis, bianche le cc. 74-78, 104, 169.
Fascicoli: cc. 1-30 (3 quinterni), cc. 31-38 (1 quaterno), cc. 39-88 (5 quinterni), cc. 89-104 (2 quaterni), cc. 105-164 (6 quinterni), c. 165 (1 c. non solidale), cc. 166-169 (1 duerno).
Linee 28 su mm 185x95/100 e linee 38 su mm 185x100, rigatura a penna di tipo diverso dalla precedente.
Rubriche in rosso, tranne a c. 99r e 101r e tra 105-168.
Scrittura: littera antiqua di due mani dìverse: alla prima, di Marco da Spilimbergo, si devono le cc. 1r-103v, alla seconda le cc. 105r-168r. Correzioni e notabilia di Guarnerio a cui si devono alcune rubriche di cc. 47r, 52v, 57r, 79r.
È costituito da tre parti: la prima (cc. 1-78), priva di decorazioni, condivide con la seconda la scrittura dello stesso copista e la preparazione della pergamena, quest'ultima (cc. 79-104), presenta una lettera miniata a c. 79r dello stesso artista che decora l'ultima parte del codice; la terza parte (cc. 105-169), di altra mano, su pergamena preparata con una diversa rigatura è miniata dallo stesso artista di c. 79r.