Trascrizione/descrizione
È tra tutti i codici scritti o commissionati da Guarnerio quello che porta la data più alta: fu completato infatti, almeno nella sua parte principale, ad Aquileia nel 1436, come si legge nella sottoscrizione a c. 130r. Il manoscritto fu ben presto nelle mani di Bartolomeo Baldana, con cui Guarnerio avrà rapporti di parentela, oltre a conuni interessi letterari (Scalon, introduzione). Bartolomeo, in una lunga nota a c. 6r da lui sottoscritta, menziona un suo incarico nel ducato di Spoleto alle dipendenze di papa Eugenio IV («...commissarius apostolicus de mandato domini Eugenii pape IV, LIII vite mee ...»). Rientrato nelle libreria, il codice di Guarnerio è segnato nel suo Inventario del 1461 al nº 119 «Octo comedie Plauti in papiro». Potrebbe trattarsi dell'apografo del codice posseduto da Giovanni da Spilimbergo, che nel 1430 insegnava a Cividale e manifestava il proposito, in una lettera a Guarino, di leggere ai suoi studenti le otto commedie di Plauto allora più note e reperibili. D'altra parte lo stesso codice di Giovanni potrebbe essere copia di quello su cui Guarino lavorava per emendare il testo plautino e per trarne un commento, dal momento che i due umanisti erano divenuti, sia pure alla lontana, parenti. In questo caso il Guarner. 54 sarebbe, perduto quello di Giovanni, il rappresentate del codice emendato da Guarino, pure esso scomparso (Tremoli, 8-9). Corrisponde al n° LX del Coluta, come si legge sul cartellino incollato all'interno del primo piatto. Nell'inventario del Liruti aveva il n° 83, segnatura che compare sul cartellino incollato sul primo piatto.
Antiche segnature
Segnato nell'Inventario del 1461 al nº 119 «Octo comedie Plauti in papiro». Corrisponde al n° LX del Colutacome si legge sul cartellino incollato all'interno del primo piatto. Nell'inventario del Liruti aveva il n° 83, segnatura che compare sul cartellino incollato sul primo piatto.
Osservazioni
cc. III+137 numerate recentemente a lapis. ll. 28 su 28 rigate a pettine e delimitate lateralmente da due coppie di linee verticali a mina di piombo su 189x114, quadratura esterna a mina di piombo per contenere il commento marginale (mm 270x192).
Scrittura: cc 1r-4v littera antiqua di mano non identificata, cc. 6r-130r e 131r-135r corsiva all'antica in due diversi atteggiamenti entrambi dovuta alla mano di Guarnerio, il primo datato 1436, il secondo di alcuni anni dopo. Rubriche, notabilia, tutti dovuti a Guarnerio, ma in tempi diversi.